Mi sono approcciata alla maternità con diffidenza e terrore, a volte apparentemente ingiustificato, ma assolutamente comprensibile attraverso altre chiavi di accesso.
A questo si legava il senso di inadeguatezza, di diversità, il desiderio di dare voce a pensieri che talvolta aleggiano ma che culturalmente sono scomodi da dire... ed il resto lo sapete.
Ci si può ribellare agli esempi che non ci piacciono, essere madri diverse, costruire cose meravigliose: avevo dubbi e paure riguardo a questo, dubbi che mia figlia ha dissipato in un lampo, dal primo istante della sua vita.
Ogni anno, per la festa della mamma, vivo giorni di intensa riflessione. Da quando mamma lo sono anch'io (a parte stupirmi del fatto che la festa del papà è quella e basta, ed invece quella della mamma è salterina da un giorno all'altro di un imprecisato weekend di maggio) non faccio che provare un senso di scomodità davanti a cuori, fiori, torte con la panna e regali in rosa.
Per non farmi mancare nulla, ogni anno per la festa della mamma la conflittualità con mia madre arriva alle stelle, e, a partire da argomenti assolutamente banali, capita spesso di non incontrarci.
Ammetto che è una grande fatica: avere degli strumenti, conquistarli con grande impegno, e poi trovarsi ad inciampare in sensazioni che sono lì, e che fai fatica ad accettare perché vorresti essertene liberata da tempo, eppure rimangono vive, senza riuscire ad essere archiviate nel cassetto del perdono per andare avanti.
Sono questi i casi in cui tocco con mano che la vita è fatta di relazione, e se l'Altro non c'è, non puoi fare tu il doppio del lavoro (ma puoi trovare un buon adattamento).
Ero molto indecisa se scriverne o no, eppure sembra che fossero pensieri così importanti da non riuscire a rimanere silenti. So che certe quote di rabbia non mi servono, non mi permettono di crescere, mi incatenano ai ricordi invece che alla progettualità, e questo non è buono per me.
Credo non si possa parlare di certe cose se non chiaramente, ma come sapete bene non lo farò, per la cripticità che ormai mi contraddistingue, ma che non ha mai impedito a voi amiche più care di seguirmi o di entrare in confidenza ed intimità con me (ci sono posti e luoghi per ogni cosa, anche sul web).
Quest'anno, ogni volta che uno spot, un programma radio, un'immagine, ripropone il tormentone sulla mamma, io provo una stretta allo stomaco.
Le idee si fanno intense, le persone a cui penso sono tante, e, senza avere nulla contro chi legittimamente festeggia qualcosa di importante, il mio pensiero si rivolge a tutti coloro che in certi giorni di calendario non hanno niente da festeggiare.
E penso che guardare al bicchiere mezzo vuoto, alle occasioni che non si sono avute, abbandonarsi al senso di "lutto" e di mancanza, non è di nessun aiuto, mentre lo sarebbe saper guardare a quello che si ha già, alle opportunità nascoste nel dolore, ai regali che la vita ci offre.
Sarà perché certe volte cado, e la prospettiva cambia: è difficile guardare il cielo quando sei sdraiato a pancia sotto.
Ammetto che queste righe sono solo "una faccia", quella oscura, del mio pensiero su questo argomento, a cui oggi ho scelto di dare voce: non per niente questo è il Diario di Ondaluna, "luci ed ombre in cui nasce l'amore di madre".
Nel frattempo mi capita, umanamente, di imprecare: anche io, come tanti, a volte mi chiedo "ma perché proprio a me?"
Per fortuna poi mi rialzo, e ricomincio a camminare.
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Come ti capisco...e tu lo sai!!!
RispondiEliminaEh lo sò non è mai tutto facile, pensa che il mio compito di madre è stato fin dall'inizio messo a prova perchè sono mamma di due gemelle e credimi credevo veramente di non farcela , ma appena le hai tra le braccia tutto svanisce! Ciao un abbraccio
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