Avere trovato il posto che fa da perfetta location per i miei sogni di certo agevola questo processo di pensiero. Siamo stati lì per Natale, io e la mia famiglia. Noi tre, a godere di quel camino, dei suoi ospiti, e di quella colazione servita da persone amorevoli che insieme alla disponibilità e alla coccola di essere "serviti al tavolo" ci mettono anche l'amabile conversazione e la simpatia.
Non è pubblicità, è una bella esperienza.
In questo momento, essere lontani dal mondo e dalla civiltà, godere di buona compagnia, unire a questo il buon cibo, internet, il silenzio e il relax, è una delle cose più belle che io possa immaginare.
Ma tutto questo è niente, se penso che quel che fa davvero la differenza, a prescindere dal luogo, è avere la possibilità di andare lontano, isolarsi dal solito, staccare con tutto.
Capodanno è stato molto diverso: gente, casa, fiumi di cibo. Il pensiero costante a quelli che non hanno di che mangiare e di che coprirsi (quand'è che sono diventata così?). Riflessioni sparse sull'idea di festeggiare.
Ma anche nessun pensiero, nessuna aspettativa, che rendono le cose più semplici, la serenità più tangibile, la possibilità di vivere il presente nel momento stesso in cui avviene, senza rimpianti e senza pre-occupazioni.
Tutto questo ha fatto del mio un buon Capodanno.
Avrei ancora voglia di vacanza, di relax, di non pensare a niente. E invece so che per quest'anno dovrei (ma non riesco) mettermi al lavoro: desiderare di costruire, di realizzare, di trovare un senso ad alcune parti della mia vita.
In questo momento mi sembrano imprese titaniche, perché probabilmente sono gli stessi propositi che si ripetono da alcuni anni, senza sostanziali cambiamenti, e sono anche un pò delusa-disillusa.
E allora penso a quelle altre cose della mia vita (come ad esempio la cucina) che sono futili ma che possono di certo renderla gradevole. Penso sempre più insistentemente al desiderio di ricominciare da qualche altra parte. Penso che sta diventando "tardi", e che alcune strade, quando non portano a niente, vanno cambiate.
Penso al desiderio forte e grande di liberarmi dei pesi superflui: ed in parte ho già cominciato.
Mia figlia cresce, ed il pensiero ricorrente da "Diario" che ho formulato spesso in questi giorni è stato per lei:
"Figlia,
perdona tutte le volte che sbaglio, e di grosso, e aiutami a diventare una persona migliore, capace di sopportare la stanchezza con amore e non con masochistica rassegnazione.
Come una promessa dovuta a te ma anche a me stessa, spero di imparare a comprendere i miei limiti ed il senso della misura, per non superarlo quella volta di troppo, facendo i casini che spesso mi sono ritrovata a fare con te, ultimamente.
C'è una buona capacità di accettare i propri errori che rende la propria genitorialità non-narcisistica, ma c'è anche la capacità di rammaricarsene e di chiedere scusa a se stessi e alla vita che serve a migliorarsi e a crescere."
Queste parole, prese così, criptiche e quasi prive di significato, possono non significare niente.
Ma per me sì.
Come tutti, anche io ho dei buoni propositi. Per una volta sono molto differenti dagli altri anni: forse è un segno, forse sto diventando grande.
Le priorità della vita cominciano ad essere diverse, e questo può significare che siamo alla fine di un tunnel, che si intravede una uscita. Sì, uno dei tanti tunnel della vita, perché (senza pessimismo) non mi illudo di non incontrarne altri, ma anche una delle tante uscite, perché alla fine c'è sempre un modo di tornare in superficie a vedere le stelle.*
Forse pensare il cambiamento è un segno che qualcosa è già cambiata. Quindi, non so davvero cosa desiderare per il nuovo anno, non so cosa augurarmi, se non la salute delle persone che amo.
Spero che sia l'anno del rinnovo: sarà almeno la terza volta che me lo ripropongo, ma sento che -forse- è la volta buona. Finalmente, liberarmi di tutte le cose che non mi servono (compresi gli ultimi chili di troppo) e fare spazio, prepotentemente, al nuovo.
So che l'inverno non è nemmeno entrato, ma io, in qualche modo, ho già voglia di primavera.
*Citazione da "Ciàula scopre la luna", di L. Pirandello
Non è pubblicità, è una bella esperienza.
In questo momento, essere lontani dal mondo e dalla civiltà, godere di buona compagnia, unire a questo il buon cibo, internet, il silenzio e il relax, è una delle cose più belle che io possa immaginare.
Ma tutto questo è niente, se penso che quel che fa davvero la differenza, a prescindere dal luogo, è avere la possibilità di andare lontano, isolarsi dal solito, staccare con tutto.
Capodanno è stato molto diverso: gente, casa, fiumi di cibo. Il pensiero costante a quelli che non hanno di che mangiare e di che coprirsi (quand'è che sono diventata così?). Riflessioni sparse sull'idea di festeggiare.
Ma anche nessun pensiero, nessuna aspettativa, che rendono le cose più semplici, la serenità più tangibile, la possibilità di vivere il presente nel momento stesso in cui avviene, senza rimpianti e senza pre-occupazioni.
Tutto questo ha fatto del mio un buon Capodanno.
Avrei ancora voglia di vacanza, di relax, di non pensare a niente. E invece so che per quest'anno dovrei (ma non riesco) mettermi al lavoro: desiderare di costruire, di realizzare, di trovare un senso ad alcune parti della mia vita.
In questo momento mi sembrano imprese titaniche, perché probabilmente sono gli stessi propositi che si ripetono da alcuni anni, senza sostanziali cambiamenti, e sono anche un pò delusa-disillusa.
E allora penso a quelle altre cose della mia vita (come ad esempio la cucina) che sono futili ma che possono di certo renderla gradevole. Penso sempre più insistentemente al desiderio di ricominciare da qualche altra parte. Penso che sta diventando "tardi", e che alcune strade, quando non portano a niente, vanno cambiate.
Penso al desiderio forte e grande di liberarmi dei pesi superflui: ed in parte ho già cominciato.
Mia figlia cresce, ed il pensiero ricorrente da "Diario" che ho formulato spesso in questi giorni è stato per lei:
"Figlia,
perdona tutte le volte che sbaglio, e di grosso, e aiutami a diventare una persona migliore, capace di sopportare la stanchezza con amore e non con masochistica rassegnazione.
Come una promessa dovuta a te ma anche a me stessa, spero di imparare a comprendere i miei limiti ed il senso della misura, per non superarlo quella volta di troppo, facendo i casini che spesso mi sono ritrovata a fare con te, ultimamente.
C'è una buona capacità di accettare i propri errori che rende la propria genitorialità non-narcisistica, ma c'è anche la capacità di rammaricarsene e di chiedere scusa a se stessi e alla vita che serve a migliorarsi e a crescere."
Queste parole, prese così, criptiche e quasi prive di significato, possono non significare niente.
Ma per me sì.
Come tutti, anche io ho dei buoni propositi. Per una volta sono molto differenti dagli altri anni: forse è un segno, forse sto diventando grande.
Le priorità della vita cominciano ad essere diverse, e questo può significare che siamo alla fine di un tunnel, che si intravede una uscita. Sì, uno dei tanti tunnel della vita, perché (senza pessimismo) non mi illudo di non incontrarne altri, ma anche una delle tante uscite, perché alla fine c'è sempre un modo di tornare in superficie a vedere le stelle.*
Forse pensare il cambiamento è un segno che qualcosa è già cambiata. Quindi, non so davvero cosa desiderare per il nuovo anno, non so cosa augurarmi, se non la salute delle persone che amo.
Spero che sia l'anno del rinnovo: sarà almeno la terza volta che me lo ripropongo, ma sento che -forse- è la volta buona. Finalmente, liberarmi di tutte le cose che non mi servono (compresi gli ultimi chili di troppo) e fare spazio, prepotentemente, al nuovo.
So che l'inverno non è nemmeno entrato, ma io, in qualche modo, ho già voglia di primavera.
*Citazione da "Ciàula scopre la luna", di L. Pirandello
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