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Spirito inquieto che segue le onde del cuore, nella mareggiata continua del diventare madre, mostrando di tanto in tanto il lato oscuro della Luna: quello che non si può raccontare.

venerdì 20 gennaio 2012

Che giorno è oggi


Che giorno è oggi? Venti. Venti gennaio.
Mi trascino dal nove in un inizio mai partito, in una dieta mai cominciata, in una pagina mai voltata. Mi arrotolo come una preda nella ragnatela tra mille riflessioni, e pensieri, e parole. Ed è la stessa storia da molto tempo ormai.

Gennaio non è il mio mese: è il momento in cui voglio, dopo i fuochi di artificio della festa di Capodanno, dare una nuova svolta alla mia vita. E puntualmente non ci riesco.
L'unica cosa che sono riuscita a fare, di lunedì nove gennaio, è stata la spesa come non la facevo da giorni: da sola, oculata, precisa, e meditando.

Poi, gli altri giorni.
Poi, come in questi, la febbre: un'influenza micidiale che tiene a casa Bry febbricitante, raffreddata, insonne, da un'intera settimana.
Una settimana in cui potrei fare mille cose ed invece mi ritrovo a passare le ore, i giorni, con lei in braccio, delirante ed inerme per la febbre, senza aver fatto assolutamente nulla.
E lo sciopero di autotrasportatori e distributori di benzina (non è così, ma il tema è quello, lasciatemelo passare) che mi ha lasciato a secco e senza la possibilità di usare la macchina. Segregata in casa con mia figlia. Stupendo.

Il duemiladodici è un anno pesante: ma se è appena cominciato? Lo so, ma comincio a sentire la maturità, nel bene e nel male.
Che in certe cose mi libera, mi alleggerisce, in altre mi fa fermare a sentire il peso delle gambe che non si muovono. Ad esempio nel lavoro. Forse dovrei fare qualcosa di drastico, cambiare tutto, cercare altro.
Forse.

La verità è che ci vuole molto più coraggio a restare che ad andarsene. Come nelle storie d'amore (buffo questo paragone...) è più facile ricominciare con qualcun'altro che sanare un rapporto stanco.
Andarsene, reinventarsi, anche se richiede molto coraggio, per certi versi è più facile.

Poi interviene la Vita, quella che segna le tappe tuo malgrado, che ti mette i titoli ai capitoli di modo che muoversi richiede un margine di libertà sempre più stretto: ti muovi, puoi cambiare, ma hai quei titoli ad incorniciarti il percorso come nomi di città su una cartina stradale.
Madre-moglie-figlia, e così via.

Un brucaliffo impertinente mi insegue nei miei pensieri dall'inizio di questo nuovo anno: Chi Sei Tu?
Vivo in un mondo che ha luoghi sempre più "stretti" per me, sensazione mai provata prima.
Non amo più tanto questa città fatta di infanzia e di bei paesaggi, che un tempo bastavano a non farmi guardare tutto il resto. Le priorità sono cambiate. Mi serve un lavoro, un luogo civile dove crescere mia figlia, dove non impazzire dietro alla mancanza di rispetto e alla cecità per l'altro.
Ma questo luogo probabilmente non è in Italia.

Lo dico per dire? No. Ho pensato intensamente anche ad una vita all'estero, ma ho troppa paura. Il mio lavoro, senza un lingua più che padroneggiata, non si può fare.
E' quel poco che mi dà identità, e a non farlo mi sentirei parecchio smarrita. Come del resto, a non farlo qui, mi sento anche ora. Proprio il non riuscire a realizzarmi nel lavoro (che, per l'appunto, mi dà identità) mi fa sentire piuttosto confusa.
Come un militare di alto rango che si aggrappa ad un mondo che non esiste più (in questo caso il mio ripetermi "io sono"), al quale nessuno ha il coraggio di dire che la guerra è finita e che deve reinventarsi.

Mi torna in mente la mia vecchia casa, nei sogni, nei pensieri, nelle parole.
La casa "sull'isola", la casa degli inizi, quella in cui ho vissuto i miei primi giorni di matrimonio ma anche quella in cui ho vissuto per più tempo da sola.
La casa della pasta, delle ricette, la casa delle prime volte.
La casa imperfetta, la casa dei sacrifici, la casa della Bellezza.
Una bellezza che riesci a vedere solo guardandoti indietro, come un'isola che guardi da lontano quando la nave ti porta via.

A volte ho pensato che guardarsi in dietro è un desiderio di tornare al passato.
Oggi credo che non ci sia niente di quel che è stato che io possa recuperare, o meglio, che Voglia recuperare. Ma, forse, proprio questo guardarsi alle spalle è il tentativo di afferrare il senso di quel che sfugge velocemente tra le dita, tra i giorni, tra i mesi e gli anni.
Voltarsi a guardare per cogliere l'interezza delle cose, con la consapevolezza che la vita si muove solo in avanti e mai indietro, e che desiderare il passato significa solo non avere il coraggio o la forza di vivere il presente e di correre incontro al futuro.

Eppure questo mio stare a casa, questo mio non avere il mio vecchio lavoro, mi fa tornare ad essere così simile a quel che ero, con l'unica differenza che dieci anni fa mi muovevo verso i "ci sarà", ed ora verso i "ci sarà?".

E allora, in questo nove gennaio infinito, mi sono chiesta se forse non sarebbe più semplice rinunciare. Avere la forza di dire che non voglio più cercare. Scegliere di fermarmi qui.
C'è un sacco di energia inutilizzata e sprecata nella ricerca (per altro "abortita") di quello che è difficile da realizzare. Forse, dedicandomi a stracci, secchi e nevrotica pulizia della casa, troverei la pace.

Mentre me lo dico mi sono quasi convinta. Poi sento le voci di tutti quelli che mi hanno detto che "una come me non deve stare chiusa in casa, ché è uno spreco", e mi sembrano solo canti d'amore. Nel senso che mi sembra che il loro amore per me (pur non essendo persone della mia famiglia) mi ha fatto vedere più brava e competente di quel che sono.

In realtà anche queste insicurezze appartengono al passato: sono troppo "vecchia" per non sapere cosa valgo, quanto valgo. E ora che lo so, sono in grado di dirmi che se non riesco a "sfondare" è anche per motivi contingenti al contesto in cui vivo. Certo, io potrei fare di meglio, ma ho raggiunto l'obiettività che mi permette di farmi capire che non è tutta questione di auto-analisi, che nella vita serve ma non è tutto.

Che giorno è oggi? Venti gennaio. Da dieci giorni mi sto chiedendo che senso dare a questo nuovo anno, ed ancora non l'ho trovato. Mi sembra che il tempo "si perda". I progetti che dovevano partire adesso non partiranno, ripiegherò su altri lavori nella speranza che aprano altre porte, che poi non si apriranno, ma intanto non sono rimasta con le mani in mano.

La speranza, del resto, è l'ultima a morire. Nel senso che quando muore sei morto anche tu, anche se ancora respiri, perché la speranza è il motore della vita.
E per ribadire le cose mia figlia cresce a vista d'occhio, e non soltanto fisicamente, e sottolinea come il tempo non si ferma mai, e anche quando mi sembra di aver cambiato vita da poco, in realtà in un attimo è già domani. E' già finito gennaio. E' già passato un sacco di tempo.

3 Orme sulla Luna:

  1. Senti io non credo nella lista dei propositi per l'anno nuovo da fare a capodanno, non credo nemmeno nell'assegnare un senso all'anno appena iniziato, come se fosse una linea guida più che un traguardo.
    Credo nel "giorno dopo giorno", ma non nel senso di vivere per forza alla giornata senza interrogarsi su ciò che si vuole e come ottenerlo, piuttosto come accettazione quotidiana di ciò che arriva e dei propri limiti e pregi nell'accoglierlo.
    Credo anch, e te l'ho già detto in passato, che tu abbai una grandissima capacità di autoanalisi (sì è vero, non si deve passare la vita ad analizzarsi ma è bene sapere con chi si ha a che fare e come trattarsi al meglio, no?) e che sappia tracciare molto meglio di quel che credi la tua direttrice attraverso il caos della vita.

    Un abbraccio
    (e non sai come sento anch'io quello che scrivi tu)

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  2. cara...era da tanto che non passavo a leggerti e leggo un "mio" post, scritto in una maniera così precisa e così interiore che così non l'avrei saputo scrivere. ma sono io, in ogni tua singola parola, nel mio passare le giornate vuota, girovagando per casa, pensando al passato e non credendo più al futuro. ferma, quasi inghiottita, quasi sull'orlo di un abisso dove senti te stessa che ti dice saranno queste le sensazioni che come una zavorra tirano chi le prova sempre più giù. e prometto, prometto che domani sarò diversa, ottimista, che domani tornarò a padroneggiare la mia me anche se dovesse essere solo pulire e cucinare. non lo faccio. mi sono persa e non mi trovo. so chi sono, quanto ho studiato, le mie capacità ma sono qui ferma e immobile. senza realizzazione economica e personale. non so se ne usciremo e chi lo sa. certo che per me questi ultimi anni sono stati i peggiori, quelli che mi hanno tolto la capacità di credere ci sarà!
    scusami, ma siamo davvero nella stessa barca, un abbraccio.

    RispondiElimina
  3. e io che dopo tanto passo di qua, non posso che abbracciarti stretta...augurandoti di ritrovare presto fiducia nel futuro

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Queste pagine sono un Diario che tiene memoria della mia crescita, non vogliono rappresentare quindi opinioni e sentimenti condivisi. Ti dò il benvenuto tra i miei pensieri e le considerazioni sulla mia vita. Nel commentare ti chiedo di rispettare le mie opinioni personali, anche se diverse dalle tue. I commenti offensivi o irrispettosi verranno rimossi. Grazie per le tue parole.

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