Della mia passione per la cucina lo sapete. Della mia passione per le letture di cucina, pure.
Per me la cucina è storia: storia di un luogo, di un paese, di una famiglia, di una persona.
Da una vita sono ossessionata dalla ricerca di ricordi delle mie nonne: una, mai conosciuta, perché nessuno me ne ha mai parlato, se non come di una persona buonissima; l'altra (la mia nonna), che mi ha lasciato da poco, perché ha lasciato pochissime tracce dietro di sé, e non so che darei per avere ricordi tangibili di quel che ho vissuto con lei.
In questi giorni mi è presa la fantasia di dire a mia madre "possibile che la nonna, che tanto amava cucinare, non abbia lasciato nemmeno una ricetta scritta???"
Lei è andata a frugare tra vecchie cose, ed ha trovato tre (tre di numero) bigliettini sporchi, ingialliti, incomprensibili.
Li avrò letti mille volte.
Fanno parte di un periodo in cui ogni giorno, più volte al giorno, mi salgono le lacrime pungenti, quelle dolorose, per mia nonna che non c'è più: credevo che il dolore fosse più lieve, che il tempo lo avesse sbiadito, eppure sono dentro ad un colpo di coda.
Non a caso ho chiesto bigliettini della nonna.
Non fanno che ripetermi che io sono come lei: con i suoi pregi, ma soprattutto con i suoi difetti.
Passare i primi anni della mia vita in casa con lei è stato per me come un imprinting indelebile per il mio modo di essere donna.
Poi sono cresciuta, sono diventata anche altro, ma dentro di me vive una Lei anni '50 casalinga che prende molto seriamente il suo ruolo nella famiglia e nella società.
Un raggio di sole, un soffio di vento: queste sono le cose che mi fanno ricordare lei, la sua casa, l'aria che lì si respirava, quel fluire lento ed operoso del tempo, quelle giornate sempre uguali ma sempre diverse, piene di niente e di mille impegni.
Tre bigliettini di lei che non amava scrivere, e che teneva tutto in mente: perché nonna, perché non mi hai lasciato di più?
So cosa sono quelle ricette, anche se non hanno un titolo né una procedura. Dicono così poco. Vorrei che mi parlassero molto di più.
Vorrei una parola, un suggerimento, in cucina e nella vita: "impasta il burro con lo zucchero tra le mani, sbriciolandolo, e le cose saranno più semplici".
No, vero?
Non scrivevi, nonna. "Mettiti accanto a me e guarda", dicevi sempre. Insegnamenti basati sul fare e sullo stare accanto. E tu stessa imparavi così, senza far domande, rubando segreti coi tuoi occhi attenti.
Poi tornavi a casa, la tua casa, il tuo regno, e provavi. Provavi e riprovavi, e come me non facevi mai due cose uguali.
"Stavolta è diverso", dichiaravi, e a tutti sembrava sempre la stessa ricetta. Ma per te no.
Ho cominciato su una vecchia sediolina di legno che mi portava all'altezza del piano di lavoro, e mi hai insegnato ad osservare. A stare ferma e buona, ad avere pazienza (più o meno).
E oggi questi bigliettini mi costringono a cercare un mio modo di fare le cose, a partire da quella lista di ingredienti che da sempre e per sempre sarà la stessa per tutte le donne.
Pochi e semplici ingredienti, dai quali ognuna declina il suo modo di essere e di fare.
Non un suggerimento, vero nonna? Dai, dimmelo, che devo fare?
Mi torna in mente il tuo sorriso enigmatico che nemmeno la Monna Lisa. Eri così bella nonna.
Poche parole, ma tanti abbracci: come sapevi abbracciare! Mi chiamavi "gioiello mio".
Ed in questi giorni, mentre arriva Natale, nonna mi sento una perla dimenticata in un cassetto, che avrebbe bisogno di qualche parola in più sulle tue ricette, su quei fogli ingialliti di agenda strappati.
Stringo sulla mia anima il ricordo delle tue mani, e ti tengo con me in ogni gesto. Nonna.
[Link a questo post: la pasta al forno col trucco della mia nonnina]
Per me la cucina è storia: storia di un luogo, di un paese, di una famiglia, di una persona.
Da una vita sono ossessionata dalla ricerca di ricordi delle mie nonne: una, mai conosciuta, perché nessuno me ne ha mai parlato, se non come di una persona buonissima; l'altra (la mia nonna), che mi ha lasciato da poco, perché ha lasciato pochissime tracce dietro di sé, e non so che darei per avere ricordi tangibili di quel che ho vissuto con lei.
In questi giorni mi è presa la fantasia di dire a mia madre "possibile che la nonna, che tanto amava cucinare, non abbia lasciato nemmeno una ricetta scritta???"
Lei è andata a frugare tra vecchie cose, ed ha trovato tre (tre di numero) bigliettini sporchi, ingialliti, incomprensibili.
Li avrò letti mille volte.
Fanno parte di un periodo in cui ogni giorno, più volte al giorno, mi salgono le lacrime pungenti, quelle dolorose, per mia nonna che non c'è più: credevo che il dolore fosse più lieve, che il tempo lo avesse sbiadito, eppure sono dentro ad un colpo di coda.
Non a caso ho chiesto bigliettini della nonna.
Non fanno che ripetermi che io sono come lei: con i suoi pregi, ma soprattutto con i suoi difetti.
Passare i primi anni della mia vita in casa con lei è stato per me come un imprinting indelebile per il mio modo di essere donna.
Poi sono cresciuta, sono diventata anche altro, ma dentro di me vive una Lei anni '50 casalinga che prende molto seriamente il suo ruolo nella famiglia e nella società.
Un raggio di sole, un soffio di vento: queste sono le cose che mi fanno ricordare lei, la sua casa, l'aria che lì si respirava, quel fluire lento ed operoso del tempo, quelle giornate sempre uguali ma sempre diverse, piene di niente e di mille impegni.
Tre bigliettini di lei che non amava scrivere, e che teneva tutto in mente: perché nonna, perché non mi hai lasciato di più?
So cosa sono quelle ricette, anche se non hanno un titolo né una procedura. Dicono così poco. Vorrei che mi parlassero molto di più.
Vorrei una parola, un suggerimento, in cucina e nella vita: "impasta il burro con lo zucchero tra le mani, sbriciolandolo, e le cose saranno più semplici".
No, vero?
Non scrivevi, nonna. "Mettiti accanto a me e guarda", dicevi sempre. Insegnamenti basati sul fare e sullo stare accanto. E tu stessa imparavi così, senza far domande, rubando segreti coi tuoi occhi attenti.
Poi tornavi a casa, la tua casa, il tuo regno, e provavi. Provavi e riprovavi, e come me non facevi mai due cose uguali.
"Stavolta è diverso", dichiaravi, e a tutti sembrava sempre la stessa ricetta. Ma per te no.
Ho cominciato su una vecchia sediolina di legno che mi portava all'altezza del piano di lavoro, e mi hai insegnato ad osservare. A stare ferma e buona, ad avere pazienza (più o meno).
E oggi questi bigliettini mi costringono a cercare un mio modo di fare le cose, a partire da quella lista di ingredienti che da sempre e per sempre sarà la stessa per tutte le donne.
Pochi e semplici ingredienti, dai quali ognuna declina il suo modo di essere e di fare.
Non un suggerimento, vero nonna? Dai, dimmelo, che devo fare?
Mi torna in mente il tuo sorriso enigmatico che nemmeno la Monna Lisa. Eri così bella nonna.
Poche parole, ma tanti abbracci: come sapevi abbracciare! Mi chiamavi "gioiello mio".
Ed in questi giorni, mentre arriva Natale, nonna mi sento una perla dimenticata in un cassetto, che avrebbe bisogno di qualche parola in più sulle tue ricette, su quei fogli ingialliti di agenda strappati.
Stringo sulla mia anima il ricordo delle tue mani, e ti tengo con me in ogni gesto. Nonna.
[Link a questo post: la pasta al forno col trucco della mia nonnina]
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Leggendo di tua nonna ora gli occhi pizzicano anche a me...
RispondiEliminaSono due anni che la mia nonna è volata via.. Due anni che sembrano un'eternità.. perchè la sua mancanza è forte.. perchè ancora la sua assenza mi fa stare male di nostalgia...
E' un legame indissolubile quello che c'è tra nonna e nipote... Nessuno ce lo potrà mai portare via...
Però la mia nonna qualche ricetta scritta me l'ha lasciata... Facciamo che appena ho un pò di tempo provo a fare qualcuno dei suoi manicaretti.. e se non riesci a ricordare o a capire cosa c'è scritto su quei foglietti ti passo i miei...
Le nonne della vita sono le nonne di tutti i bambini... anche di quelli cresciutelli come noi...
Un abbraccio grande e sentito,
Chiara
esattamente non so cos'è. nonostante i 20 anni da chè se ne è andata sono settimane che provo a fre i suoi tagliolini con i fagioli.Anche io ho passato parte della mia infanzia con lei..un bacione
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