Non ho salutato l'estate, ed è per questo che spesso non riesco a darmi pace. E' rimasta a metà, senza il benvenuto all'autunno.
Vivo in un posto in cui non è facile salutarla, perché le temperature la protraggono quasi all'infinito (gli impegni, no). Poi, ad un tratto, quando meno te l'aspetti... BUM: INVERNO.
Freddo, pioggia, vestiti che non trovi, cappotti da riesumare.
E raffreddori, influenza, dolori. Ecco, casa nostra è come un lazzaretto infestato di fazzoletti, medicine, apparecchi per l'aereosol con cui giochiamo tipo TreninoChicco, giacche e giacchette, vestiti a quattro stagioni (ovvero tutti nello stesso armadio).
Qualcuno dice che siamo già al record: negli ultimi dodici giorni Bry è andata a scuola un-solo-giorno-dico-uno, e qualcosa mi dice che per tutta questa settimana (che doveva essere quella del re-inserimento) resterà a casa.
La febbre è tornata, l'aereosol ci fa un baffo, tutti gli altri rimedi li abbiamo già provati, e ora siamo all'antibiotico (il primo della sua vita). Invece di andare avanti, mi sembra di andare indietro.
Lo so, questi sono discorsi già sentiti, e persino il ticchettìo sulla tastiera è lo stesso di mille altre mamme di oggi, di ieri, di sempre. Niente di nuovo sotto il cielo.
Eppure, oggi che la mia faringite ha avuto il suo momento di gloria, comparendo teatralmente in uno scenario già surreale, tutto mi sembra normale, sì, ma triste. Del tipo eccheppalle.
Ci sono cose davanti a cui dici "basta, mi arrendo": arranchi tra giorni insensati pensando che "domani è la volta buona", e poi, in barba a tutto, le cose peggiorano. Sì, le cose non fatte si sono accumulate come panni da stirare impilati su una sedia all'infinito, e non è ancora finita.
Potrei andare avanti: in una congiunzione astrale perfetta degna di un calendario Maya, i pianeti si allineano e niente va per il verso giusto, o meglio, tutto concorda per andare nella stessa direzione. Una direzione di m*rda.
Ci sono persone -mi concedo solo questo piccolo sfogo e poi smetto, lo giuro- che sembra non facciano altro nella vita che minare alla base la serenità degli altri.
Ah, no, scusate, non degli altri, non di tutti: solo di alcuni.
Ecco, io ne conosco alcune tipo "serpe in seno".
Queste persone agiscono in modo costante, ma è nei momenti di difficoltà che danno il meglio di sé. C'è un espressione tipica che suona così: "'un punciri u sceccu n'acchianata". Beh, per chi la comprende, si spiega da sola: non solo salire per l'asino è faticoso, ma deve anche sopportare il dolore.
Vivo in un posto in cui non è facile salutarla, perché le temperature la protraggono quasi all'infinito (gli impegni, no). Poi, ad un tratto, quando meno te l'aspetti... BUM: INVERNO.
Freddo, pioggia, vestiti che non trovi, cappotti da riesumare.
E raffreddori, influenza, dolori. Ecco, casa nostra è come un lazzaretto infestato di fazzoletti, medicine, apparecchi per l'aereosol con cui giochiamo tipo TreninoChicco, giacche e giacchette, vestiti a quattro stagioni (ovvero tutti nello stesso armadio).
Qualcuno dice che siamo già al record: negli ultimi dodici giorni Bry è andata a scuola un-solo-giorno-dico-uno, e qualcosa mi dice che per tutta questa settimana (che doveva essere quella del re-inserimento) resterà a casa.
La febbre è tornata, l'aereosol ci fa un baffo, tutti gli altri rimedi li abbiamo già provati, e ora siamo all'antibiotico (il primo della sua vita). Invece di andare avanti, mi sembra di andare indietro.
Lo so, questi sono discorsi già sentiti, e persino il ticchettìo sulla tastiera è lo stesso di mille altre mamme di oggi, di ieri, di sempre. Niente di nuovo sotto il cielo.
Eppure, oggi che la mia faringite ha avuto il suo momento di gloria, comparendo teatralmente in uno scenario già surreale, tutto mi sembra normale, sì, ma triste. Del tipo eccheppalle.
Ci sono cose davanti a cui dici "basta, mi arrendo": arranchi tra giorni insensati pensando che "domani è la volta buona", e poi, in barba a tutto, le cose peggiorano. Sì, le cose non fatte si sono accumulate come panni da stirare impilati su una sedia all'infinito, e non è ancora finita.
Potrei andare avanti: in una congiunzione astrale perfetta degna di un calendario Maya, i pianeti si allineano e niente va per il verso giusto, o meglio, tutto concorda per andare nella stessa direzione. Una direzione di m*rda.
Ci sono persone -mi concedo solo questo piccolo sfogo e poi smetto, lo giuro- che sembra non facciano altro nella vita che minare alla base la serenità degli altri.
Ah, no, scusate, non degli altri, non di tutti: solo di alcuni.
Ecco, io ne conosco alcune tipo "serpe in seno".
Queste persone agiscono in modo costante, ma è nei momenti di difficoltà che danno il meglio di sé. C'è un espressione tipica che suona così: "'un punciri u sceccu n'acchianata". Beh, per chi la comprende, si spiega da sola: non solo salire per l'asino è faticoso, ma deve anche sopportare il dolore.
Detto questo, in questi giorni ho riflettuto -ma anche no- su un milione di cose: senza riflettere veramente, così, a metà, come si fa quando tante idee ti attraversano la testa e ti sforzi di collegarle tra loro come nella settimana enigmistica ("unite i puntini da uno a cento").
Ho riflettuto sul mio modo di essere e di esser-ci,
sulla vita che ho,
sulla dieta che faccio,
sui chili che ho perso e su quelli che non riesco più a perdere,
sul contesto in cui vivo,
su quello che mi va di fare,
su quello che non riesco a fare,
sulle cose a metà e su quelle portate a termine,
sull'inserimento scolastico, sul non-inserimento scolastico,
sul mio lavoro (perché l'ho scelto e perché non riesco a realizzarlo pienamente),
sulla possibilità di ricominciare,
sulle consapevolezze, sulle potenzialità di ogni crisi,
sul mio desiderio sempre più acuto di trasferirmi altrove.
[Ho pensato ad un paio di nomi di alcune di voi alle quali nelle mie notti insonni avrei volentieri inviato un messaggio del tipo "trovami un buco da abitare, perché da qui me ne vado e ricomincio altrove"]
Ma poi non è così semplice, o forse, anche se non lo è, prima o poi lo faccio davvero. Perché sento, in certi giorni, che qui non mi tiene davvero più niente.
Ad ogni modo, sono qui: calma, sul mio divano, con la febbre (pure io!), invasa da mille malefici dolorini che mi mettono di pessimo umore, ma molto più tranquilla che nei giorni passati, con in mano una tazza di tisana fumante ai chiodi di garofano, e penso al fatto che nella vita c'è sempre una soluzione per tutto. Basta ammiccare fino a mettere a fuoco, fino a vederla, fino a trovare la rotta.
Come avevo cominciato? Parlando del fatto che non ho salutato l'estate, e non ho detto quanto mi manca l'isoletta, e quella pace così instabile che in quei giorni ho intensamente vissuto. Vorrei tornare indietro, ma indietro non si torna, ed ora, lì, non sarebbe la stessa cosa. E poi, non so se lo sapete, ma dopo il temporale torna sempre il sole, e qui l'estate non si saluta mai del tutto: proprio adesso è cambiato il vento, e fuori ci sono di nuovo i quasi-trenta-gradi che stamattina non c'erano.
Quindi, dopotutto, c'è speranza.
TORNA SU

Purtroppo ovunque andiamo, rischiamo di non trovare ciò che speriamo. Perché la vera serenità dobbiamo cercarla dentro noi stessi. Anche io ho voluto andar via. Non una, ma tante volte. Dopo, però, sono tornata sempre lì, in quella terra così irresistibile che ci accomuna. Questa volta non sono tornata (almeno non ancora :-DD), però a volte provo quelle stesse sensazioni che hai descritto tu. Poi ci rifletto e so che tutto dipende da me, che ho i mezzi e la voglia di trovare tutto ciò di cui ho bisogno senza andare via ancora. Coraggio!!
RispondiEliminaanche io sono in questa fase, ammicco cerco di mettere a fuoco ma la mia rotta ancora non è chiara e soprattutto è come se non vedessi o non riconoscessi tutto il mio percorso fatto fino a oggi. volevo farci un post su questa cosa. sul fatto che mi sto ancora cercando, chi sono dove vado e cosa voglio ancora non lo so. e sogno di andarmene che ne so a londra o a parigi a scoprire un altra me. ma so che non lo farò- sono troppo complicata. eh sì che ti capisco. e capisco anche quella sensazione di inserimento perenne che ho vissuto lo scorso anno fino a maggio. quando mi sembrava che andava dopo 2 giorni tac. lo scorso anno l'ho portata al nido solo per ammalarsi è questa la realtà. e quest'anno va un pò meglio anche se considera che si è già ammalata 2 volte in un mese di asilo.
RispondiEliminalo so che non ti consola ma capita a molte ed è dura. un abbraccio
Ciao Ondaluna, ho deciso con molta tristezza di chiudere il blog. Ovviamente continuerò a seguire il tuo e a commentarti, se tu vorrai tenerti in contatto con me, dal momento che penso che chiuderò anche fb potrai farlo scrivendomi a lamammasemprelamamma@gmail.com
RispondiEliminasarò felice di spiegarti la mia scelta e soprattutto di continuare ad avere tue notizie...Grazie di tutto! Fabi