Un'ondata di caldo arriva dalla nostra sorella Africa. Se conoscete l'afa delle grandi città, sapete di cosa parlo quando penso alla voglia di fuggire via.
Quando poi la grande città è così vicina a questa piccola isola, sembra ancora più incredibile che una condizione meteorologica così diversa possa coesistere con una realtà appena pochi chilometri più in là, sulla terraferma.
"Sicilia" è un nome grande, che racchiude in sé tante di quelle cose da mostrarsi come una creatura multiforme e così diversa in piccoli e grandi particolari. E qui sull'isoletta la sicilia è vento e ancora vento, un vento che tocca ogni cosa, e che ogni mattina mi passa sulle spalle come una mano che accarezza: io chiudo gli occhi, e il vento mi racconta qualcosa di quest'oggi al profumo di mare. Una promessa, quasi mai mantenuta, ma di certo piena di speranza.
Dal momento che ho deciso di fermarmi ancora un pò sull'isoletta, mi lascio cullare dalla voglia di raccontarvela: una voglia che mi aiuta a sognare, e a rendere dorate le mie giornate, adombrando i pensieri più bui. E' un modo per esorcizzare le cose negative, ed esercitarmi a vedere il meglio di quel che ho intorno.
Mio nonno ha sempre amato l'isoletta, e non ha mai mancato un'occasione per narrarne le particolarità.
Quando ero più piccola, non comprendevo il profondo senso di gratitudine per una terra che ti nutre mettendoti al mondo, ma che continua a farlo anche quando hai lasciato il suo porto sicuro per avventurarti nel mare della vita che ti ha portato lontano, ma mai abbastanza per dimenticarla.
E l'isoletta è generosa anche se decidi di amarla per un solo giorno, una sola vacanza: a modo suo scontrosa ma amabile, fascinosa ed aspra.
La sua unicità è reale, ora che sono capace di vederla con occhi di donna, quella che da bambina pensavo fosse solo amore di un uomo semplice che per nostalgia enfatizza e narra le sue origini.
Non è solo il meteo che rende l'isoletta una realtà a sé stante rispetto al mondo che la circonda: provate a sbarcare in pieno giorno, e vi accorgerete di come un'atmosfera strana vi avvolgerà lentamente.
C'è un movimento pigro ma nello stesso tempo febbrile. E ciononostante non è mai, nemmeno a ferragosto, troppo vivace: fatta eccezione per pochi attivi che brillano come i giochi di fuoco che subito si estinguono, la vivacità si alterna alla pigrizia in uno stile perfetto.
Le cicale cantano, il vento soffia, i gabbiani regnano, i colori innamorano.
Brulla, mai mai morta: in ogni gradazione di colore la vita dipinge strane opere d'arte.
Salire sull'autobus dell'isoletta, per la gente di città, è un avventura senza eguali. Lo chiamano pullman, e già questo vi fa capire l'unità di misura delle cose e delle distanze che hanno gli isolani. Quando vivi in una realtà così piccola, anche una piccola passeggiata può costituire un viaggio. E questa cosa mi fa provare un misto di tenerezza e ammirazione, di estraneità e di fascino.
Il conducente, nella maggior parte dei casi, si sente investito da un grande ed importante compito, quello di portare i bagnanti in giro per le spiagge dell'isola: questo fa sì che ognuno dei tre (ci sono solo tre linee, dagli orari accuratamente definiti ma assolutamente imprevedibili: continuando a leggere capirete anche perché) svolga con somma dignità il compito di erudire coloro che sono assetati di conoscenza, di nozioni, informazioni, segreti e aneddoti sull'isola stessa.
E così, al prezzo di un euro, il giro diventa un vero e proprio tour dell'isola, per chi sa godere di ciò di cui accontentarsi.
Avete voglia di fare un bagno in una caletta, ed è troppo lontana dalla fermata? Non c'è problema: in più di un caso, con estrema disinvoltura, i solerti conducenti vi lasceranno là dove il vostro desiderio vi spinge, e con un minimo accordo sull'orario e se è un periodo di eccessiva confusione, vi riprenderà là dove volete, purché sia lungo il tragitto dell'autobus. Va da sé che questo rende il giro perfettamente permeato di quel lento ritmo mediterraneo in cui tutto è slow-life and take-it-easy.
Ho sentito molti forestieri lamentarsi di tutto questo ma credo abbiano semplicemente sbagliato posto, o semplicemente abbiano preteso di vivere l'isoletta per quel che l'isoletta non è.
L'isoletta non è certo tutta rose e fiori. Ma c'è un che di caloroso e fraterno in tutto questo: la sensazione di essere accolto, rispettato, in alcuni casi anche coccolato. Il semplice modo di fare di queste persone, che sanno ingraziarsi la simpatia dei turisti, rende gradevole anche l'uso di un mezzo che in città non è certamente da preferire, e più tollerabile l'imprecisione di alcune cose che sono troppo difficili da cambiare partendo dal basso. Quel che la singola persona può fare è solo renderle più gradevoli. E allora tantovale viverle hic et nunc.
Quando poi la grande città è così vicina a questa piccola isola, sembra ancora più incredibile che una condizione meteorologica così diversa possa coesistere con una realtà appena pochi chilometri più in là, sulla terraferma.
"Sicilia" è un nome grande, che racchiude in sé tante di quelle cose da mostrarsi come una creatura multiforme e così diversa in piccoli e grandi particolari. E qui sull'isoletta la sicilia è vento e ancora vento, un vento che tocca ogni cosa, e che ogni mattina mi passa sulle spalle come una mano che accarezza: io chiudo gli occhi, e il vento mi racconta qualcosa di quest'oggi al profumo di mare. Una promessa, quasi mai mantenuta, ma di certo piena di speranza.
Dal momento che ho deciso di fermarmi ancora un pò sull'isoletta, mi lascio cullare dalla voglia di raccontarvela: una voglia che mi aiuta a sognare, e a rendere dorate le mie giornate, adombrando i pensieri più bui. E' un modo per esorcizzare le cose negative, ed esercitarmi a vedere il meglio di quel che ho intorno.
Mio nonno ha sempre amato l'isoletta, e non ha mai mancato un'occasione per narrarne le particolarità.
Quando ero più piccola, non comprendevo il profondo senso di gratitudine per una terra che ti nutre mettendoti al mondo, ma che continua a farlo anche quando hai lasciato il suo porto sicuro per avventurarti nel mare della vita che ti ha portato lontano, ma mai abbastanza per dimenticarla.
E l'isoletta è generosa anche se decidi di amarla per un solo giorno, una sola vacanza: a modo suo scontrosa ma amabile, fascinosa ed aspra.
La sua unicità è reale, ora che sono capace di vederla con occhi di donna, quella che da bambina pensavo fosse solo amore di un uomo semplice che per nostalgia enfatizza e narra le sue origini.
Non è solo il meteo che rende l'isoletta una realtà a sé stante rispetto al mondo che la circonda: provate a sbarcare in pieno giorno, e vi accorgerete di come un'atmosfera strana vi avvolgerà lentamente.
C'è un movimento pigro ma nello stesso tempo febbrile. E ciononostante non è mai, nemmeno a ferragosto, troppo vivace: fatta eccezione per pochi attivi che brillano come i giochi di fuoco che subito si estinguono, la vivacità si alterna alla pigrizia in uno stile perfetto.
Le cicale cantano, il vento soffia, i gabbiani regnano, i colori innamorano.
Brulla, mai mai morta: in ogni gradazione di colore la vita dipinge strane opere d'arte.
Salire sull'autobus dell'isoletta, per la gente di città, è un avventura senza eguali. Lo chiamano pullman, e già questo vi fa capire l'unità di misura delle cose e delle distanze che hanno gli isolani. Quando vivi in una realtà così piccola, anche una piccola passeggiata può costituire un viaggio. E questa cosa mi fa provare un misto di tenerezza e ammirazione, di estraneità e di fascino.
Il conducente, nella maggior parte dei casi, si sente investito da un grande ed importante compito, quello di portare i bagnanti in giro per le spiagge dell'isola: questo fa sì che ognuno dei tre (ci sono solo tre linee, dagli orari accuratamente definiti ma assolutamente imprevedibili: continuando a leggere capirete anche perché) svolga con somma dignità il compito di erudire coloro che sono assetati di conoscenza, di nozioni, informazioni, segreti e aneddoti sull'isola stessa.
E così, al prezzo di un euro, il giro diventa un vero e proprio tour dell'isola, per chi sa godere di ciò di cui accontentarsi.
Avete voglia di fare un bagno in una caletta, ed è troppo lontana dalla fermata? Non c'è problema: in più di un caso, con estrema disinvoltura, i solerti conducenti vi lasceranno là dove il vostro desiderio vi spinge, e con un minimo accordo sull'orario e se è un periodo di eccessiva confusione, vi riprenderà là dove volete, purché sia lungo il tragitto dell'autobus. Va da sé che questo rende il giro perfettamente permeato di quel lento ritmo mediterraneo in cui tutto è slow-life and take-it-easy.
Ho sentito molti forestieri lamentarsi di tutto questo ma credo abbiano semplicemente sbagliato posto, o semplicemente abbiano preteso di vivere l'isoletta per quel che l'isoletta non è.
L'isoletta non è certo tutta rose e fiori. Ma c'è un che di caloroso e fraterno in tutto questo: la sensazione di essere accolto, rispettato, in alcuni casi anche coccolato. Il semplice modo di fare di queste persone, che sanno ingraziarsi la simpatia dei turisti, rende gradevole anche l'uso di un mezzo che in città non è certamente da preferire, e più tollerabile l'imprecisione di alcune cose che sono troppo difficili da cambiare partendo dal basso. Quel che la singola persona può fare è solo renderle più gradevoli. E allora tantovale viverle hic et nunc.
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