Dopo la vacanza all'estero, passata a stremare le mie gambe e NON-esercitare il resto dei miei muscoli, mi ha fatto un discreto piacere tornare in quel luogo che al primo impatto mi ha fatto versare lacrime di terrore: prova del fatto che non era il contesto ma i miei vissuti personali sull'inizio di questo nuovo periodo di preparazione (misto ad una buona dose di fragilità emotiva, sia per la gravidanza che per la recente morte di mio padre).
Momenti di sconforto mi attraversano ancora, così come una forte ansia, che è però confinata a circoscritti episodi. La possibilità di pensare alle mie risorse, possibilità da mettere in pratica in momenti di "difficoltà", comincia lentamente a profilarsi, anche se poco nitida e forte, ancora.
Mercoledì mattina io e MisterG, armati di buona volontà e non poco nervosismo, ci siamo presentati alla struttura dove partorirò, per l'inizio del tanto discusso corso preparto. Motivo personale della scelta: voglia di familiarizzare con la struttura ed il personale, e buona dose di umiltà sul "c'è sempre qualcosa da imparare".
Auletta in seminterrato, affollata di donne con la pancia dall'aria smarrita da primo giorno di scuola (ma io stavolta ero preparata all'immersione nel "mare di pance"!) e un paio di papà oltre il mio compagno. Con stupore ho notato che qualcuno si è fatta accompagnare dalla propria madre.
La prima lezione è stata tenuta dall'ostetrica con la quale partorirò, che io, tra l'altro, avendola vista solo una volta, non ho nemmeno riconosciuto. Mi inquieta terribilmente la sensazione che sia troppo giovane, unita ad un indefinibile non-so-che che mi rende difficile immaginarmi di affidarmi a lei per farmi sostenere nel dolore. Cerco di scacciare questo pensiero pensando che così dev'essere e cercando di trovare pensieri ancora poco concreti sul fatto che lei sarà la persona giusta (ce la posso fare!).
Con un certo sbigottimento, io e MisterG ci siamo fermati a constatare che i temi di esordio sono stati ovulazione e fecondazione: giusto per concederci una battuta di spirito, ad un certo punto MisterG ha fatto notare che ciascuno di noi aveva già superato quella fase! Tutte le donne col pancione hanno riso sottolineando che al più avremmo potuto tenere in considerazione quei concetti per una prossima gravidanza.
Abbiamo proseguito con le fasi di sviluppo dell'embrione e poco altro.
Il corso doveva prevedere, per quanto ne ho capito, una ginnastica che non è stata fatta pare per ragioni di spazio. Con un'ora di ritardo è arrivata una psicologa che dovrà condurre il corso di training autogeno, e che non si è né presentata, né scusata per il ritardo, ma piuttosto lamentata del nostro esubero numerico come se il gruppo non fosse stato composto da loro ma fosse piuttosto una nostra colpa il fatto che lo spazio ed i materassini sarebbero stati insufficienti (!!!).
E' seguito giro di presentazioni da parte nostra, nel quale ci veniva richiesto di dire il nostro nome, la nostra età, qualcosa sulla nostra gravidanza, com'è andata finora (sempre dalla suddetta persona che non si è presentata e che a quanto pare non è nemmeno madre).
Siamo tutte donne più o meno coetanee, alla prima gravidanza, tra il settimo e l'inizio dell'ottavo mese. Il discorso introduttivo faceva ben sperare sul fatto che è stato detto che questo gruppo dovrebbe essere un luogo di confronto e di accoglienza delle difficoltè e delle contraddizioni, dei conflitti, dell'ambivalenza, che accompagna la gravidanza e il puerperio, che noi ne siamo consapevoli o meno.
"Bene" mi son detta, "finalmente qualcuno che lo dice".
Peccato però che nei fatti, almeno a questo primo incontro, così non è stato: in un ambiente nuovo fatto da persone sconosciute, lo stereotipo del "sono una mamma felice che ha desiderato questa gravidanza sopra ogni cosa e sono certa che l'amore per mio figlio mi farà superare tutte le difficoltà" ha avuto necessità di prevalere (cosa che trovo anche piuttosto comprensibile, e ora spiego anche perché): qualcuna -più di una- ha timidamente provato ad accennare a frasi del tipo "ho paura del parto" o "ho paura del post-parto", o altri timori, ma da sola, in funzione autodifensiva e per timore di essere giudicata male da gente sconosciuta, si autocensurava smentendo quello che aveva appena detto con frasi autoconsolatorie. Questo fatto, piuttosto che ricevere l'adeguato sostegno da parte della psicologa, che avrebbe dovuto supportare l'espressione del disagio e il coinvolgimento del gruppo sul tema (la circolarità, credo, avrebbe consentito di far sentire la malcapitata meno "aliena"), ha invece trovato frasi scontate da "cultura popolare" (da inorridire la battuta "ma si! in fondo partoriscono tutte le donne del mondo!!!) che hanno ottenuto l'effetto totalmente contrario al proposito dell'espressione dell'ambivalenza, delle paure, e delle difficoltà.
Voglio dare alla psicologa il beneficio del dubbio, e pensare che il suo sapere e la sua competenza si manifesteranno negli incontri successivi.
Tanta rabbia e tanta ansia mi si sono attivate stando seduta in quel cerchio, soprattutto rispetto a queste incompetenze professionali. Il gruppo mi piace, per quel che ho potuto vedere, ma stare lì per me non è facile. Ho la fortuna di poter lavorare altrove sulle mie difficoltè personali, e mi sento abbastanza sostenuta da altre fonti, ma mi crederete se dico che coerentemente ho espresso me stessa per quello che sono: ho detto Come sono rimasta incinta, come Non volessi questa gravidanza, come ci sono stata male all'inizio, le difficoltà ad accettarla, i vissuti di rabbia, e il percorso che mi ha portato a sceglierla, attraverso le mie grandi difficoltà, scegliendo di non abortire, e di curare piuttosto le mie minacce d'aborto. Mi sento ora attivamente responsabile della scelta di portarla avanti, ed altrettanto responsabile che questo per me ha significato e significa venire a patti con le mie difficoltà più profonde. Ho sottolineato il valore positivo che questa sfida ha per me, e che la maternità per me costituisce un'avventura che, nonostante tutto, voglio scoprire come andrà a finire, nella fiducia che dopo tanto dolore, dopo un temporale, prima o poi spunta sempre il sole. Almeno un raggio. Tutto cambia.