Nel mio mondo piccolo piccolo c'è una nota acida che in questi giorni tiene insieme le giornate: la nota che ho sentito echeggiare da lontano senza volerla ascoltare, quando, presentandomi ad un colloquio di lavoro, ho sentito dire che gli aspiranti erano 500.
Quella stessa nota, ancora inascoltata, è diventata più aspra quando ho sentito dire che la linea di condotta era "meglio se non sei mamma, così non hai la testa altrove".
Nel mio mondo piccolo piccolo, ho aspettato in questi giorni con la paura e la voglia che qualcosa cambiasse. Mi sono chiesta come sarebbe diventato, il mio mondo piccolo piccolo, se per una volta fossi tornata a vivere la vita di qualche anno fa, respirandone un pò quell'aria.
Io non credo che la telefonata che oggi non è arrivata sia legata solo a questo: non lo credo perché non lo voglio credere. Mi piace pensare che ci sia una meritocrazia che veda persone più meritevoli di me occupare quel posto (un piccolo, precario posto) solo perché più brave, e non perché meno mamme.
Nel mio mondo piccolo piccolo, in questi giorni, ci ho pensato: di tanto in tanto ho twittato qualche parola, stati d'animo, ricacciando indietro ogni sentimento troppo forte e troppo interferente con le mie giornate, perché per me la posta in gioco era un pò più alta di qualche settimana di lavoro. Ho portato avanti gli altri progetti, ho speso il mio tempo con mia figlia, ho fatto cose, ho provato a prendermi cura dei miei hobby, e ho persino fatto una torta (una torta un pò insensata, ma una torta).
Stanotte, non riuscendo a dormire (come quasi ogni notte, nel mio mondo piccolo piccolo), ho cominciato a pensare tra una lacrima e l'altra ad un post che avrei voluto scrivere. Era un post-verità sulla mia storia, su come è nata mia figlia, su come davvero sono stati quei mesi dopo il parto, su cosa mi è successo. Lo chiamo post-verità semplicemente perché certe verità le sto comprendendo soltanto adesso.
Ho pensato che prima o poi questo post lo scrivo davvero: per me, e perché possa, girovagando nell'etere, essere utile a qualcuno che non sia io.
Nel mio mondo piccolo piccolo oggi è l'otto marzo, e quest'anno non mi va di spendere parole che da qualche anno dedico a questa giornata. Ma oggi ho sentito forte, dentro di me, il momento in cui io e mia figlia, strette guancia a guancia, abbiamo guardato La Bella Addormentata, e insieme -anche se per motivi diversi- abbiamo tremato alle parole
"spada di verità vola dritta, e del male provoca la sconfitta".
Dovrei spendere qualche altra parola per farvi capire cosa intendo, ma credo che di parole, per questa cosa, non ce ne siano: è una cosa che senti dentro, come quando nei film vedi un fermo-immagine, e tutto si muove al rallenty facendoti vedere i più piccoli significati di ogni cosa.
Nel mio mondo piccolo piccolo un giorno ha bussato la Vita, e con tutta la sua drammaticità ha spalancato le mie porte senza avere il permesso di entrare. Ha creato ogni scompiglio possibile, e mi ha lasciato i cocci da rimettere insieme e un senso da reinventare per quasi tutto.
Nel mio mondo piccolo piccolo oggi devo digerire una brutta notizia, e se fino a qualche momento fa pensavo di tirarmi su con qualcosa di molto bello, ora, finalmente rimasta sola per un pò, penso di godermi la possibilità di fermarmi a sentire quello che provo.
Ci sono due modi per vivere la propria esistenza: credere che niente sia un segno o che tutto lo sia, credere che niente accada per un fine o che ogni piccolo attimo della nostra vita, anche il più drammatico, ci stia portando da qualche parte.
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