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Spirito inquieto che segue le onde del cuore, nella mareggiata continua del diventare madre, mostrando di tanto in tanto il lato oscuro della Luna: quello che non si può raccontare.

martedì 15 gennaio 2013

Post-it: coscienza


Non c'è presa di coscienza senza sofferenza.
In tutto il mondo la gente arriva ai limiti dell'assurdo per evitare di confrontarsi con la propria anima.
Non si raggiunge l'illuminazione immaginando figure di luce, ma portando alla coscienza l'oscurità interiore.
Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia.

[Carl Gustav Jung]

domenica 13 gennaio 2013

Motivazione


Questo post è un memo per me.
Per me che oscillo paurosamente tra momenti di coraggio ed altri di sconforto.
Per me che spesso ho bisogno di spunti motivazionali. 
L'ho scritto io, in un momento "it's all right" (grazie alle endorfine post-ginnastica).
E siccome lo so che arriva presto la discesa, me lo conservo, così che se non arrivassero sostegni psicologici esterni, posso sempre beneficiarne.

C'è un sacco di esercizio fisico che è possibile fare nella vita di tutti i giorni, senza iscriversi in palestra, solo guardandoci intorno e cambiando le nostre abitudini. Aggratis. 
Il segreto è interrompere la catena della pigrizia e muoverti più che puoi. Posteggia lontano, lascia la macchina, vai a piedi. Camminare è la cosa fondamentale, sempre e comunque. 

Poi ci sono le scale: tutti ne abbiamo a disposizione, più o meno, nel palazzo dove abitiamo: basta mettere le scarpette e dire "vado in palestra!", ed invece arrivi al decimo piano e torni, per un numero di volte in cui riesci a farlo.


Poi ci sono esercizi "classici" di ginnastica (addominali, dorsali, flessioni, piegamenti) che richiedono un tempo davvero minimo (faccio piccole serie ed impiego pochissimi minuti) ma se li fai con costanza, tutti i giorni, forse non dimagrirai ma sicuramente muoverai i muscoli; ed il movimento, si sa, è sempre salutare! 


Sul lungo periodo sarà sempre meglio che non muoverti affatto, e se proprio non puoi fare palestra per i tuoi mille buoni motivi -come scrivevo- avrai fatto almeno qualcosa per prenderti cura del tuo corpo. E' a piccoli passi che si completa un lungo percorso, e fare poco è sempre meglio che non fare.

sabato 12 gennaio 2013

Il corpo in cura

Domani terminerà il periodo detox della mia dieta.
Se dal punto di vista alimentare i giorni più duri sono stati i primi, adesso lo stomaco si è adattato (in fretta, dato che le porzioni non sono affamanti, al contrario restano sempre nel piatto). Quel che si è "attivato", invece, è tutto il resto del corpo. Privato (per ragioni di salute) di alcuni alimenti di cui avevo usato ed abusato (grassi e zuccheri), si è accorto del drastico cambiamento e reagisce come può.


Innanzitutto acuendo tutti i sensi: riesco a percepire odori e suoni, ma anche gusti, che prima mi arrivavano molto ovattati. Individuo un venditore di funghi, una panetteria, il reparto frutta, anche a un centinaio di metri di distanza.
La differenza tra questo percorso e gli altri affrontati (alcuni anche con successo) è la consapevolezza: la ritrovata attenzione ai sensi, alla cura che ho dei loro messaggi, come se -più che una semplice dieta- fosse una rieducazione sensoriale.

Mi sento come un felino che si alza alle prime luci dell'alba, con la sensazione che è giunto il momento di andare a caccia per la sopravvivenza. 
Dopo i primi giorni di malumore e nervosismo, il corpo ha capito che "non c'è trippa per gatti" (letteralmente!) e cerca di farmi andare in stand-by: sono calma, senza fame, ma mi prendono crisi di sonno mortale. "Dooormiii", mi sembra di sentire sussurrare da una sirena ammaliante dentro la mia mente, ed è una lotta sfiancante.

D'altro canto, ho sonno prima e mi sveglio MOLTO presto: i benefici del dolcetto serale non mi tengono più nel caldo torpore del sonno invernale, ma mi spingono a muovermi alla ricerca di calorie da ingerire. Non è che ne sia felice. 

La cosa che mi stanca più di tutto è leggere le etichette: avete idea di quanto sia impegnativo fare la spesa dovendo riapprendere abitudini che non avete, su luoghi, prodotti, e così via? Rispolvero vecchie nozioni, ne apprendo di nuove (quanto cambia in fretta il mercato dei prodotti alimentari!), e a fare la spesa settimanale ci metto una vita. Che palle, mi deprimo.

Una parte di me sa bene che si tratta di ingranare, e di lasciarsi sedurre da questo nuovo mondo che mi permetterà di inventare, soprattutto in cucina, cose nuove e anche interessanti, ma al momento studio il prontuario delle regole piuttosto rigidamente e mi sento bloccata.

Marito mi incoraggia, dicendo saggiamente che devo farci l'abitudine, e che poi sarà automatico e non sarà più necessario leggere tutto. Ok, ha ragione. Devo avere pazienza, i cambiamenti richiedono tempo ma la perseveranza è l'unica strada.

D'altro canto, il malumore per il mio non ottimale stato di salute (che prescinde dalla dieta ma che si è intrecciato con questa) crea una pessima combinazione: quando non sono triste perché vorrei un bel dolce alla panna (tipico dei primi giorni di dieta, mangeresti pure quello che non ti è mai piaciuto!) lo sono perché non riesco a muovermi con efficienza.

Con buone probabilità dovrò operarmi. Ho appreso che dovrò fare accertamenti fastidiosi ma necessari. 
Ok, be positive, non è niente di grave. Ci sono ben altri problemi nella vita per cui piangersi addosso. Ma d'altro canto, quando mi confronto con l'impedimento fisico provo una frustrazione superiore al dolore, che invece è per me stoicamente sopportabile, anche se non piacevole.

Non scrivetemi di dire di più, perché in questa sede non lo farò. Del resto, se siamo così in confidenza da chiedermelo, saprete già con quale mezzo chiederlo in privato, se non lo siamo allora sappiate che non lo pubblicherò qui.

Quello su cui rifletto (e rifletto è dir poco) è questa mia capacità di postergare la cura di me stessa fino alle conseguenze più estreme. Il giovanile senso di onnipotenza che mi ha caratterizzato mi porta sempre a dire "non è niente, resterò in piedi", ma che è delirante tanto quanto il piangersi subito addosso, anche se gli sta agli antipodi. 

Anche adesso, sento un vero e proprio braccio di ferro dentro di me che nel silenzio dei pensieri notturni affiora tra la parte vecchia di me che vorrebbe magicamente tornare a poche settimane fa, quando ero ignara e "felice" (di una pseudo-felicità, ovviamente) e quella che adesso, oramai, deve andare avanti ed affrontare le cose.

Anche questo è crescere: rendersi conto che siamo in un corpo che va curato, perché è l'unico che abbiamo. E finché abbiamo la grazia di rifletterci per piccole o medie cose siamo fortunati, che quando ci si sbatte la testa con cose peggiori.

Ognuno di noi vive una storia che lo porta ad essere più o meno insensibile a questo aspetto, a seconda di quanto sia proteso verso gli altri ed i loro bisogni, e quanto gli abbiano insegnato il valore dell'unicità ed il rispetto di se stessi; cose che, ovviamente, non si apprendono sul libro delle regole, ma attraverso l'esempio e la vita vissuta. Quando ero più giovane (anche se ora non sono vecchia!) stupidamente ammiravo il coraggio o quel che ritenevo tale, adesso ammiro di più chi ha la maturità di sapersi prendere cura di sé dalle piccole alle grandi cose.

I cambiamenti importanti della nostra vita, d'altro canto, fanno sempre un discrimen tra le persone intelligenti e non, tra quelle sensibili e che ci tengono a te, e quelle che invece ti vogliono come sei sempre stata, senza rendersi conto della necessità di cambiare. Come quando ti raccontano che se per quella volta assaggi un dolce che vuoi che sia, una volta non è così grave, o che quando gli dici di star male ti raccontano che improvvisamente tutto il mondo ha la tua stessa patologia e non lo sapevi. Anzi, quasi quasi ci soffrono anche loro, non lo vedi? Ridi. Anche se da ridere non c'è proprio niente. Si chiama empatia, e purtroppo nel giorno della distribuzione dei doni non tutti erano presenti.

Nelle prossime settimane farò una cura che mi terrà a letto. Malumore alle stelle, tanto che non ho ancora avvisato il medico curante e non ho la richiesta dei farmaci. Che ci volete fare!
Ma anche se non intendo postergare di molto (prima si comincia, prima si finisce!), mi sono presa questo weekend per metabolizzare tutte queste notizie: per andare dal parrucchiere, per guardare l'agenda, per capire un pò. Sbuffo infastidita.

Bloccata da queste cose nuove, ché il nuovo spiazza sempre un pò, sto cercando di ri-orientarmi in questa nuova quotidianità. A volte, come una bambina, vorrei piangere sul mio ieri, sulle piccole cose che mi davano certezza, sulle vecchie abitudini. E' la dura scorza da rompere per muoversi verso qualcosa di nuovo: come nascere, ri-nascere, e dover attraversare un canale del parto. 

Tutte le mie energie mi sembrano volte a questo processo, e a volte la mia mente è come drogata da questo bombardamento di cose, pensieri, istruzioni, visite mediche, cambiamenti, riadattamenti, e mi sento parecchio stanca. Che fatica! 
Fra qualche settimana magari non avrò nemmeno voglia di pensare a questo corpo, o alle sue cure, e nemmeno ne scriverò, ma in questo sabato mattina di pioggia mi prendo un angolo d'alba per scrivere i miei pensieri, per fare il punto della situazione, per mettere nero su bianco tutta la mia stanchezza.
E andare avanti.

mercoledì 9 gennaio 2013

Anno nuovo, vita nuova (e dieta nuova)


Mai titolo fu più azzeccato: anno nuovo, vita nuova. Patologie nuove, problemi nuovi con radici antiche, e nuovi percorsi per risolverli. Nuove sfide, nuove paure, nuovo coraggio. E nuova dieta.

Terzo giorno: un'enorme altalena di alti e bassi d'umore, legati non solo alla dieta, ma al motivo per cui mi ci sono messa. Un motivo di salute. Un motivo per cui vorrei, per una volta andare fino in fondo.

E cosa, meglio che un diario personale (anche se online), può raccogliere paure, desideri, aspettative, ansie, timori, momenti di esaltazione e... il sostegno delle amiche?

Chissà se mi leggete ancora.
Io ci sono, sono qua, fatico a stare a galla, sono piena di cose da fare, e non voglio nemmeno aggiungerne di nuove, anche se potrebbero essere importanti.

Il mio umore è strettamente dipendente dal mio stato di salute e da quei numeri sulla bilancia: forse è sciocco, ma anche universalmente noto.

Una nuova paura mi fa tremare le ossa, quella di non essere pienamente in forma, di perdere parte della mia indipendenza, dell'autonomia (ho passato dei giorni un pò bruttini durante le ultime feste di natale...), e voglio stare bene per i miei cari, per la mia famiglia.

Per questo inaugurerei il primo post del 2013 con il tema "programma riabilitativo" (dieta e non solo).
Sono una che, come tante donne, se non arriva al fondo dimentica di prendersi cura di se stessa, e per questo ora, come tante volte, mi tocca correre ai ripari.

Ho bisogno di un pò di fortuna, tanto coraggio e buona volontà.
E poi, di tanto in tanto, penso anche che mi piacerebbe tanto tornare al mio peso prima della gravidanza, al mio guardaroba da non-mamma, una volta e per tutte (cacchio!).

Vorrei che fosse possibile. Lo sento negli occhi, nel cuore, sotto pelle. Lo voglio.

Certo, mi chiedo anche quando potrò tornare a sentire il profumo di un dolce, e mi scende la lacrimuccia. Ma tra queste due anime in lotta tra loro, devo cercare di vincere. Voglio voltare pagina, ché questo nuovo anno è partito davvero male.

Quando c'è la salute c'è tutto? Ok, allora devo ricominciare da zero. Ma non sono ancora sconfitta.

That's all.

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